sabato 17 marzo 2012

L'arte della guerra (V)

1. Sun Tzu disse:
Nella gestione di una grande forza vige lo stesso principo che vale per il reggimento di pochi uomini: è una semplice suddivisione del loro numero.

13. La qualità di una decisione è come la fulminea calata a precipizio di un falco che immobilizza e dilania la sua vittima.

12. Per questo il buon combattente sarà terribile nel suo attacco e rapido nella sua decisione.

giovedì 8 marzo 2012

Come faccio per raggiungerlo? (III)


Se dite: "Questo trasmonto non è bello come quello di ieri", non state guardando realmente il tramonto, la vostra mente è andata al ricordo di ieri. Ma se guardate il tramonto totalmente, completamente, con tutta la vostra attenzione, i paragoni cessano, questo è certo.
Il problema non è quindi come ottenere qualcosa, ma perchè non siamo attenti. E' ovvio: non siamo attenti perchè non siamo interessati. Non dite: "Come faccio ad essere interessato?" E' irrilevante, non è questa la domanda. Perchè dovreste essere interessati a qualcosa che viene detto, perchè preoccuparvi? Ma ve ne preoccupate perchè la vostra vita è piena di invidia, di sofferenza, e perciò volete trovare una risposta, volete trovare un significato. Se volete trovare un significato, prestate una vostra totale attenzione. La difficoltà è che non affrontiamo niente seriamente, nella vera eccezione della parola. Quando prestate totale attenzione ad una cosa, non state cercando di ricavarne qualcosa, non è così? In quel momento di totale attenzione a una cosa, non state cercando di ricavarne qualcosa, non è così? In quel momento di totale attenzione non c'è nessuna entità che cerca di cambiare, di modificare, di diventare qualcosa: non c'è nessun 'io'. Nel momento dell'attenzione il sè, il 'me', è assente, ed è questo momento di attenzione che è bontà, che è amore.

(da Come siamo, J. Krishnamurti)

sabato 3 marzo 2012

Come faccio per raggiungerlo? (II)

L'interrogante dice: "Essere privi di condanna, giustificazione o paragone significa essere in uno stato di più elevato di coscienza." E' vero? O siamo soltanto inconsapevoli di stare paragonando e condannando? Perchè affermiamo che è uno stato più elevato di coscienza e poi, su questa base, creiamo il problema di come ottenerlo e di chi può aiutarci ad ottenerlo? Non sarà qualcosa di molto più semplice?
Mi spiego: non siamo affatto consapevoli di noi stessi, non ci accorgiamo che stiamo paragonando e condannando. Se potessi osservarci giorno per giorno senza giustificare o condannare niente, semplicemente consapevoli di come non pensiamo mai senza giudicare, paragonare e valutare, questa consapevolezza sarebbe sufficiente. Diciamo continuamente: "Questo libro è peggiore di quello" o "Questa persona è migliore di quella", e così via. C'è questo continuo processo di raffronto e pensiamo di poter comprendere attraverso il raffronto. Ma comprendiamo davvero? Oppure la comprensione nasce soltanto quando non facciamo paragoni, ma prestiamo realmente attenzione? C'è raffronto quando osservate attentamente qualcosa? Se siete totalmente attenti non avete tempo per paragonare, non è vero? Nel momento stesso in cui paragonate, la vostra attenzione si è spostata su qualcos'altro. 

(da Come siamo, J. Krishnamurti)

venerdì 2 marzo 2012

Come faccio per raggiungerlo? (I)

Interrogante: Essere privi di condanna, giustificazione o paragone significa essere in uno stato di più elevato di coscienza. Io non sono in questo stato: come faccio per raggiungerlo?

Krishnamurti: Vedi, questa stessa domanda 'come faccio per raggiungerlo?', è invidia [Risate] No, vi prego, fate attenzione. Volete ottenere qualcosa e perciò avete metodi, discipline, religioni, chiese, questa intera sovrastruttura eretta sull'invidia, il paragone, la giustificazione e la condanna. La nostra cultura è fondata su questa divisione gerarchica tra coloro che hanno di più e che hanno di meno, tra coloro che sanno e che non sanno, tra gli ignoranti e quelli che sono colmi di saggezza; quindi il nostro approccio al problema è completamente sbagliato.

(da Come siamo, J. Krishnamurti)




domenica 26 febbraio 2012

Egli invero non era ancora felice.


Egli invero non era ancora felice. Perciò quando si è soli, non si è felici. Egli desiderò un secondo.

(da Primo Adhyaya, Quarto Brahmana)

sabato 25 febbraio 2012

In verità che cosa avrebbe dovuto temere?

Egli ebbe paura. Per questo si ha paura quando si è soli. Egli considerò: "se non vi è null'altro che me, perchè dovrei avere paura?" Da ciò stesso la sua paura si dileguò; in verità che cosa avrebbe dovuto temere? Invero la paura sorge da un secondo.

(da Primo Adhyaya, Quarto Brahmana)

domenica 19 febbraio 2012

Difese

Non vuoi niente che abbia bisogno di difese perchè ogni difesa ti indebolirà.

Non dimenticare, quando senti sorgere il bisogno di assumere un atteggiamento difensivo riguardo a qualsiasi cosa che, ti sei identificato con un'illusione.
E di conseguenza ti senti debole perchè sei solo.
Questo è il prezzo di ogni illusione.

(da Un corso in Miracoli)