domenica 5 febbraio 2012

Aquila

Disse che gli antichi veggenti affrontando incalcolabili pericoli avevano visto la forza indescrivibile che sta all'origine di tutti gli essere coscienti. La chiamarono l'Aquila perchè, a una prima occhiata, la videro come qualcosa che rassomigliava ad un'aquila, nera e bianca, di dimensione infinita.
Essi videro che è l'Aquila che concede la consapevolezza. L'Aquila crea esseri coscienti perchè vivano e arricchiscano la consapevolezza data lorO dalla vita. Videro anche che è l'Aquila a divorare la stessa consapevolezza, arricchita dalle esperienze della vita, dopo che gli esseri coscienti l'abbandonano al momento della morte. (...) Videro che la consapevolezza si separa dagli esseri coscienti e si allontana volando al momento della morte. Allora galleggia come un luminoso fiocco di bambagia proprio fin nel becco dell'Aquila, per essere consumato. Per gli antichi veggenti questa era l'evidenza che gli esseri coscienti vivono solo per arricchire la consapevolezza. cioè il cibo dell'Aquila."

(Il fuoco dal profondo, C. Castaneda)

sabato 4 febbraio 2012

L'arte della guerra (II)

1. Sun Tzu Disse:

In guerra quando ci sono sul campo mille carri veloci e altrettanti carri pesanti e centomila soldati con provvigioni sufficienti per trasportarli a mille li, le spese in patria e al fronte, incluso il loro intrattenimento, le piccole cose come la colla, e i pigmenti per dipingere, e le somme per le spese dei carri e le armature, ammonteranno a mille once d'argento al giorno. Questo è il costo da sostenere per gestire un esercito di centomila uomini.

4. Ora, quando le tue armi saranno spuntate, il tuo ardore caduto, la tua forza esaurita e il tuo tesoro speso, altri comandanti spunteranno per cercare di avvantaggiarsi della situazione. Allora nessun uomo per quanto saggio, sarà capace di evitare l'inevitabile.

6. Non c'è nessun esempio di paese che abbia tratto benefici effetti da una prolungata conduzione delle operazioni militari.

15. Un saggio comandante si premura di trovare rifornimenti sul campo nemico.

19. In guerra, dunque fa sì che il tuo primo obiettivo sia la vittoria, non le lunghe campagne.

giovedì 2 febbraio 2012

L'arte della guerra (I)

1. Sun Tzu disse: 
l'arte della guerra è di vitale importanza per lo stato.


2. E' una questione di vita o di morte, una scelta che può condurre alla salvezza o alla rovina. 
Perciò si tratta di un argomento di indagine che in nessun caso può essere trascurato.

3. L'arte della guerra, poi, si regge su cinque imprenscindibili fattori i quali devono essere tenuti in considerazione nello proprie decisioni quando si cerca di determinare le condizioni prevalenti sul campo.

4. Essi sono: (a) La Legge Morale; (b) Il Cielo; (c) La Terra; (d) Il Comando; (e) Metodo e Disciplina.

10. Questi cinque punti dovrebbero essere familiari a ogni generale: colui che li conosce sarà vittorioso; colui che non li conosce fallirà.

16.Uno dovrebbe modificare i propri piani secondo che le circostanze siano favorevoli o meno.

17, La condotta della guerra si basa sull'inganno.

18.Pertanto, quando siamo in grado di attaccare, dobbiamo sembrare non esserlo; quando muoviamo le nostre truppe, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo fare in modo che il nemico ci creda molto lontani, e, quando siamo molto lontani, dobbiamo fargli credere che siamo molto vicini.

25. Il generale vincitore, prima che venga combattuta una battaglia, fa molte riflessioni nella sua tenda. Il generale che perde la battaglia non fa che pochi calcoli in anticipo.

domenica 29 gennaio 2012

Morte

In principio qui non vi era proprio nulla. Questo era avvolto solo dalla Morte, dalla Fame: infatti la fame è morte.
Essa allora concepì quella che era la mente pensando: "che io abbia una mente". Così pregando cominciò a muoversi. Da Quello che pregava nacquero le acque.
[Così la Morte pensò:]"Invero da parte mia si prega, e ne è scaturita la beatitudine."
Quella stessa natura di "arka" appartiene al sole. Invero certamente la felicità va a colui che sa perchè il fuoco solare si chiama "arka".



Essa desiderò: "Che da me nasca un secondo essere!"
essa la Morte-Fame, compì l'unione della parola con la mente.
Ciò che era il seme divenne l'anno (Viraj). Infatti prima non esisteva l'anno.
Essa resto gravida di lui per tutto quel tempo, finchè trascorso quel periodo, creò l'anno.
essa allora spalancò la bocca per divorarlo, ma quello fece "bhan!" così divenne la parola.
Essa considerò: "Se io lo divoro, farei un misero pasto". Con questa parola e con questa mente, essa manifestò tutto ciò che è: il Rg, lo Yajur, il Sama, i metri poetici, i sacrifici, gli uomini e gli animali. E tutto ciò che essa andava creando, ciò stesso divorava. Essa invero divora tutto: e poichè divora essa è chiamata Aditi. Colui che conosce la natura di divoratore di Aditi, costui diviene il divoratore di tutto questo, per lui tutto diviene cibo.



(Da Upanishad, Primo Adhyaya, Secondo Brahmana)

domenica 20 novembre 2011

Non - fare

“Non-fare è un termine che ci proviene dalla nostra tradizione stregonesca,” proseguì Clara, ovviamente consapevole del mio bisogno di spiegazioni. “Si riferisce a tutto ciò che non è incluso nell’inventario che ci è stato forzato addosso. Quando impegniamo un qualsiasi elemento del nostro inventario forzato, compiamo un fare; tutto ciò che non fa parte di questo inventano è non-fare.”
(Il passaggio degli stregoni, T. Abelar)

"Dal momento della creazione le parole "creare" e "fare" sono diventate confuse. Quando fai qualcosa, lo fai a casusa di un senso specifico di mancanza o di bisogno. Qualsiasi cosa fatta per un scopo specifico non può essere veramente generalizzata. Quando fai qualcosa per riempire una mancanza che percepisci, stai tacitamente implicando che credi nella separazione. L'ego ha inventato a questo scopo, molti sistemi di pensiero ingegnosi. Nessuno di essi è creativo."

(Un corso in miracoli)

martedì 1 novembre 2011

Viaggi nell'ignoto

In quei momenti mi diceva sempre che conoscere qualcosa solo intuitivamente non ha significato.
I lampi d’intuizione devono essere trasformati in un pensiero coerente, altrimenti sono senza scopo. Paragonava un lampo d’intuizione a visioni di fenomeni inesplicabili. Entrambi svaniscono tanto rapidamente quanto sono comparsi
Se i lampi non sono costantemente rinforzati, subentrano il dubbi o la dimenticanza, poiché la mente è stata condizionata ad essere pratica e ad accettare soltanto ciò che è verificabile e quantificabile.
Spiegò che gli stregoni sono uomini di conoscenza più che di ragione. Come tali, sono un passo avanti rispetto agli intellettuali occidentali che presumono che la realtà - che viene spesso usata come sinonimo di verità - sia conoscibile attraverso la ragione.
Lo stregone afferma che tutto ciò che è conoscibile attraverso la ragione è il nostro processo pensante, ma che è soltanto comprendendo il nostro essere totale, al suo livello più sofisticato e complesso, che possiamo finalmente cancellare i limiti con cui la ragione definisce la realtà.
lsidoro Baltazar mi spiegò che gli stregoni coltivano la totalità del loro essere. Cioè, gli stregoni non fanno necessariamente una distinzione fra il nostro aspetto razionale e quello intuitivo.
Usano entrambi per raggiungere il livello di consapevolezza che chiamano conoscenza silenziosa, che giace al di là del linguaggio, al di là del pensiero.
Ripetutamente, Isidoro Baltazar enfatizzò che affinché uno sia in grado di rendere silenzioso il proprio lato razionale, deve prima comprendere il suo processo pensante al livello più sofisticato e complesso. Credeva che la filosofia, a partire dal pensiero greco classico, fornisse il modo migliore per gettare luce su questo processo pensante. Non si stancava mai di ripetere che, eruditi e uomini comuni, siamo tuttavia membri ed eredi della nostra tradizione intellettuale occidentale. E questo significa che, indipendentemente dal nostro livello di istruzione e raffinatezza, siamo prigionieri di quella tradizione intellettuale e del modo in cui essa interpreta ciò che è la realtà.
Solo superficialmente, affermava Isidoro Baltazar, siamo propensi ad accettare che quella che chiamiamo realtà è un costrutto determinato culturalmente. E ciò di cui abbiamo bisogno è accettare il più profondamente possibile che la cultura è il prodotto di un lungo processo di cooperazione, altamente selettivo e sviluppato e, per ultimo, ma non meno importante, altamente coercitivo, che culmina in una convenzione che ci preclude altre possibilità.
Gli stregoni si sforzano attivamente di smascherare il fatto che la realtà è dettata e sostenuta dalla nostra ragione; che le idee e i pensieri che originano dalla ragione diventano regimi di conoscenza che prescrivono come viviamo ed agiamo nel mondo; e che su di noi viene esercitata un’incredibile pressione affinché certe ideologie vengano accettate.
Enfatizzò che gli stregoni sono interessati a percepire il mondo in modi diversi da quelli culturalmente determinati. Ciò che è culturalmente determinato è che le nostre esperienze personali, sommate a un accordo sociale condiviso su ciò che i nostri sensi sono capaci di percepire, dettano quello che percepiamo.
Qualunque cosa sia fuori da questo regno di percezione sensorialmente convenzionale, viene automaticamente incapsulato e scartato dalla mente razionale. In questo modo, la fragile coltre delle convinzioni umane non viene mai danneggiata.

Gli stregoni insegnano che la percezione avviene in un posto esterno al regno sensoriale.
Gli stregoni sanno che esiste qualcosa di più vasto rispetto a ciò che abbiamo stabilito che i nostri sensi possono percepire.
La percezione avviene in un punto esterno al corpo, al di fuori dei sensi, dicono. Ma non è sufficiente credere semplicemente a questa premessa.
Non è solo questione di leggere qualcosa su di essa o di sentirne parlare da qualcun altro.
Per farla propria, bisogna sperimentarla.
Isidoro Baltazar disse che gli stregoni si sforzano attivamente, per tutta la vita, di rompere quella fragile coltre delle convinzioni umane.
Tuttavia, gli stregoni non si tuffano ciecamente nell’oscurità. Sono preparati. Sanno che ogni volta che saltano nell’ignoto hanno bisogno di avere un lato razionale ben sviluppato. Soltanto allora saranno in grado di spiegare e dare un senso a qualunque cosa potrebbero portare dai loro viaggi nell’ignoto.

(Essere nel sogno, F. Donner Grau)

domenica 23 ottobre 2011

Una delle cose più difficili

Vi prego di avere la pazienza di ascoltare senza farvi trascinare dalle parole o contestare un paio di frasi o di idee.
Occorre avere un'enorme pazienza per scoprire ciò che è vero.
Molti di noi sono impazienti di progredire, di arrivare ad un risultato, di raggiungere uno scopo, un obiettivo, un certo stato di felicità, o di sperimentare qualcosa a cui la mente può afferrarsi.
Io credo invece che occorra pazienza e perseveranza per cercare senza uno scopo.
Molti di noi stanno cercando: per questo siamo qui; ma nella nostra ricerca vogliamo trovare qualcosa, un risultato, uno scopo, uno stato dell'essere in cui poter essere felici, in pace.
E' così la nostra ricerca è determinata in anticipo, non è vero?
Quando cerchiamo, siamo alla ricerca di qualcosa che vogliamo; così la nostra ricerca è già fissata, predeterminata, e quindi non è più una ricerca.
Credo sia molto importante capirlo.
Se la mente cerca uno stato particolare, una soluzione a un problema; se cerca Dio, o la verità, o desidera una certa esperienza, mistica o di qualunque altro tipo, ha già concepito quello che vuole.
E poichè ha già concepito, formulato, quello che sta cercando, la sua ricerca è completamente futile.
Una delle cose più difficili è liberare la mente dal desiderio di ottenere un risultato.

(da "Come siamo", J. Krishamurti)