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martedì 22 maggio 2012

Tutti siamo simili

“Tu hai lo strano potere di calmare la mente, Clara,” dissi invece.
 “Hai imparato in Oriente a farlo?”
“Non è una grande impresa,” ammise, “non perché la tua mente sia facile da calmare, ma perché tutti siamo simili. Per conoscerti in dettaglio, devo solo conoscere me stessa. E questo, ti garantisco, lo so."

(Il passaggio degli stregoni, T. Abelar)

domenica 29 gennaio 2012

Morte

In principio qui non vi era proprio nulla. Questo era avvolto solo dalla Morte, dalla Fame: infatti la fame è morte.
Essa allora concepì quella che era la mente pensando: "che io abbia una mente". Così pregando cominciò a muoversi. Da Quello che pregava nacquero le acque.
[Così la Morte pensò:]"Invero da parte mia si prega, e ne è scaturita la beatitudine."
Quella stessa natura di "arka" appartiene al sole. Invero certamente la felicità va a colui che sa perchè il fuoco solare si chiama "arka".



Essa desiderò: "Che da me nasca un secondo essere!"
essa la Morte-Fame, compì l'unione della parola con la mente.
Ciò che era il seme divenne l'anno (Viraj). Infatti prima non esisteva l'anno.
Essa resto gravida di lui per tutto quel tempo, finchè trascorso quel periodo, creò l'anno.
essa allora spalancò la bocca per divorarlo, ma quello fece "bhan!" così divenne la parola.
Essa considerò: "Se io lo divoro, farei un misero pasto". Con questa parola e con questa mente, essa manifestò tutto ciò che è: il Rg, lo Yajur, il Sama, i metri poetici, i sacrifici, gli uomini e gli animali. E tutto ciò che essa andava creando, ciò stesso divorava. Essa invero divora tutto: e poichè divora essa è chiamata Aditi. Colui che conosce la natura di divoratore di Aditi, costui diviene il divoratore di tutto questo, per lui tutto diviene cibo.



(Da Upanishad, Primo Adhyaya, Secondo Brahmana)

martedì 1 novembre 2011

Viaggi nell'ignoto

In quei momenti mi diceva sempre che conoscere qualcosa solo intuitivamente non ha significato.
I lampi d’intuizione devono essere trasformati in un pensiero coerente, altrimenti sono senza scopo. Paragonava un lampo d’intuizione a visioni di fenomeni inesplicabili. Entrambi svaniscono tanto rapidamente quanto sono comparsi
Se i lampi non sono costantemente rinforzati, subentrano il dubbi o la dimenticanza, poiché la mente è stata condizionata ad essere pratica e ad accettare soltanto ciò che è verificabile e quantificabile.
Spiegò che gli stregoni sono uomini di conoscenza più che di ragione. Come tali, sono un passo avanti rispetto agli intellettuali occidentali che presumono che la realtà - che viene spesso usata come sinonimo di verità - sia conoscibile attraverso la ragione.
Lo stregone afferma che tutto ciò che è conoscibile attraverso la ragione è il nostro processo pensante, ma che è soltanto comprendendo il nostro essere totale, al suo livello più sofisticato e complesso, che possiamo finalmente cancellare i limiti con cui la ragione definisce la realtà.
lsidoro Baltazar mi spiegò che gli stregoni coltivano la totalità del loro essere. Cioè, gli stregoni non fanno necessariamente una distinzione fra il nostro aspetto razionale e quello intuitivo.
Usano entrambi per raggiungere il livello di consapevolezza che chiamano conoscenza silenziosa, che giace al di là del linguaggio, al di là del pensiero.
Ripetutamente, Isidoro Baltazar enfatizzò che affinché uno sia in grado di rendere silenzioso il proprio lato razionale, deve prima comprendere il suo processo pensante al livello più sofisticato e complesso. Credeva che la filosofia, a partire dal pensiero greco classico, fornisse il modo migliore per gettare luce su questo processo pensante. Non si stancava mai di ripetere che, eruditi e uomini comuni, siamo tuttavia membri ed eredi della nostra tradizione intellettuale occidentale. E questo significa che, indipendentemente dal nostro livello di istruzione e raffinatezza, siamo prigionieri di quella tradizione intellettuale e del modo in cui essa interpreta ciò che è la realtà.
Solo superficialmente, affermava Isidoro Baltazar, siamo propensi ad accettare che quella che chiamiamo realtà è un costrutto determinato culturalmente. E ciò di cui abbiamo bisogno è accettare il più profondamente possibile che la cultura è il prodotto di un lungo processo di cooperazione, altamente selettivo e sviluppato e, per ultimo, ma non meno importante, altamente coercitivo, che culmina in una convenzione che ci preclude altre possibilità.
Gli stregoni si sforzano attivamente di smascherare il fatto che la realtà è dettata e sostenuta dalla nostra ragione; che le idee e i pensieri che originano dalla ragione diventano regimi di conoscenza che prescrivono come viviamo ed agiamo nel mondo; e che su di noi viene esercitata un’incredibile pressione affinché certe ideologie vengano accettate.
Enfatizzò che gli stregoni sono interessati a percepire il mondo in modi diversi da quelli culturalmente determinati. Ciò che è culturalmente determinato è che le nostre esperienze personali, sommate a un accordo sociale condiviso su ciò che i nostri sensi sono capaci di percepire, dettano quello che percepiamo.
Qualunque cosa sia fuori da questo regno di percezione sensorialmente convenzionale, viene automaticamente incapsulato e scartato dalla mente razionale. In questo modo, la fragile coltre delle convinzioni umane non viene mai danneggiata.

Gli stregoni insegnano che la percezione avviene in un posto esterno al regno sensoriale.
Gli stregoni sanno che esiste qualcosa di più vasto rispetto a ciò che abbiamo stabilito che i nostri sensi possono percepire.
La percezione avviene in un punto esterno al corpo, al di fuori dei sensi, dicono. Ma non è sufficiente credere semplicemente a questa premessa.
Non è solo questione di leggere qualcosa su di essa o di sentirne parlare da qualcun altro.
Per farla propria, bisogna sperimentarla.
Isidoro Baltazar disse che gli stregoni si sforzano attivamente, per tutta la vita, di rompere quella fragile coltre delle convinzioni umane.
Tuttavia, gli stregoni non si tuffano ciecamente nell’oscurità. Sono preparati. Sanno che ogni volta che saltano nell’ignoto hanno bisogno di avere un lato razionale ben sviluppato. Soltanto allora saranno in grado di spiegare e dare un senso a qualunque cosa potrebbero portare dai loro viaggi nell’ignoto.

(Essere nel sogno, F. Donner Grau)

domenica 9 ottobre 2011

Cosa dice

Nulla di ciò che è reale può essere minacciato.
Nulla di irreale esiste.
In questo si trova la pace di Dio.

Così inizia Un corso in miracoli. Esso fa una distinzione fondamentale fra ciò che è reale e ciò che non lo è: tra la conoscenza e la percezione. La conoscenza è la verità, sotto un'unica legge: la legge dell'amore o di Dio. La verità è inalterabile, eterna e per niente  ambigua. Può non essere riconosciuta, ma non può essere modificata. Si applica ad ogni cosa creata da Dio, e solo ciò che Lui ha creato è reale. Va al di là di ogni apprendimento perchè è al di là del tempo e dell'andamento delle cose. Essa non ha opposti, non ha inizio nè fine. Semplicemente è.
Il mondo della percezione, d'altro canto, è il mondo del tempo, del cambiamento, dell'inizio e della fine, è basato sull'interpretazione, non sui fatti; è il mondo della nascita e della morte, basato sul credere nella scarsità, nella perdita, nella separazione e nella morte. La percezione viene imparata, non è donata, è selettiva nella sua enfasi sulla percezione, instabile nel suo funzionamento ed inesatta nelle sue interpretazioni.

(tratto da Un corso in miracoli)