Visualizzazione post con etichetta morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta morte. Mostra tutti i post

domenica 5 febbraio 2012

Aquila

Disse che gli antichi veggenti affrontando incalcolabili pericoli avevano visto la forza indescrivibile che sta all'origine di tutti gli essere coscienti. La chiamarono l'Aquila perchè, a una prima occhiata, la videro come qualcosa che rassomigliava ad un'aquila, nera e bianca, di dimensione infinita.
Essi videro che è l'Aquila che concede la consapevolezza. L'Aquila crea esseri coscienti perchè vivano e arricchiscano la consapevolezza data lorO dalla vita. Videro anche che è l'Aquila a divorare la stessa consapevolezza, arricchita dalle esperienze della vita, dopo che gli esseri coscienti l'abbandonano al momento della morte. (...) Videro che la consapevolezza si separa dagli esseri coscienti e si allontana volando al momento della morte. Allora galleggia come un luminoso fiocco di bambagia proprio fin nel becco dell'Aquila, per essere consumato. Per gli antichi veggenti questa era l'evidenza che gli esseri coscienti vivono solo per arricchire la consapevolezza. cioè il cibo dell'Aquila."

(Il fuoco dal profondo, C. Castaneda)

domenica 29 gennaio 2012

Morte

In principio qui non vi era proprio nulla. Questo era avvolto solo dalla Morte, dalla Fame: infatti la fame è morte.
Essa allora concepì quella che era la mente pensando: "che io abbia una mente". Così pregando cominciò a muoversi. Da Quello che pregava nacquero le acque.
[Così la Morte pensò:]"Invero da parte mia si prega, e ne è scaturita la beatitudine."
Quella stessa natura di "arka" appartiene al sole. Invero certamente la felicità va a colui che sa perchè il fuoco solare si chiama "arka".



Essa desiderò: "Che da me nasca un secondo essere!"
essa la Morte-Fame, compì l'unione della parola con la mente.
Ciò che era il seme divenne l'anno (Viraj). Infatti prima non esisteva l'anno.
Essa resto gravida di lui per tutto quel tempo, finchè trascorso quel periodo, creò l'anno.
essa allora spalancò la bocca per divorarlo, ma quello fece "bhan!" così divenne la parola.
Essa considerò: "Se io lo divoro, farei un misero pasto". Con questa parola e con questa mente, essa manifestò tutto ciò che è: il Rg, lo Yajur, il Sama, i metri poetici, i sacrifici, gli uomini e gli animali. E tutto ciò che essa andava creando, ciò stesso divorava. Essa invero divora tutto: e poichè divora essa è chiamata Aditi. Colui che conosce la natura di divoratore di Aditi, costui diviene il divoratore di tutto questo, per lui tutto diviene cibo.



(Da Upanishad, Primo Adhyaya, Secondo Brahmana)