Voglio dirti con chiarezza che io non ho nulla da offrirti in termini di filosofia, di dottrine, di religione; io non ho nulla da insegnare!
Ho molto da condividere, ma nulla da insegnare...o meglio, ho solo il nulla da insegnare!
Ma per percepire quel nulla che vorrei comunicarti, devi entrare in sintonia con me; piano piano devi diventare consapevole di tutto ciò che è di disturbo, che interferisce.
Piano piano dovrai lasciare cadere tutte quelle cose che, inutilmente appesantiscono la tua vita.
Se vuoi vivere ed essere sempre più in sintonia con me, se vuoi condividere il Tao che è avvenuto in me, dovrai essere più cosciente, più attento e presente a ciò che fai, a ciò che mangi, a ciò che leggi, a ciò che ascolti; a dove vai, a chi ti accompagni... deve essere uno sforzo di consapevolezza esteso alle ventiquattr'ore; infatti tante piccole cose sommate insieme creano un impatto sconvolgente.
(Tantra, amore e meditazione, Osho)
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lunedì 4 marzo 2013
domenica 5 febbraio 2012
Aquila
Disse che gli antichi veggenti affrontando incalcolabili pericoli avevano visto la forza indescrivibile che sta all'origine di tutti gli essere coscienti. La chiamarono l'Aquila perchè, a una prima occhiata, la videro come qualcosa che rassomigliava ad un'aquila, nera e bianca, di dimensione infinita.
Essi videro che è l'Aquila che concede la consapevolezza. L'Aquila crea esseri coscienti perchè vivano e arricchiscano la consapevolezza data lorO dalla vita. Videro anche che è l'Aquila a divorare la stessa consapevolezza, arricchita dalle esperienze della vita, dopo che gli esseri coscienti l'abbandonano al momento della morte. (...) Videro che la consapevolezza si separa dagli esseri coscienti e si allontana volando al momento della morte. Allora galleggia come un luminoso fiocco di bambagia proprio fin nel becco dell'Aquila, per essere consumato. Per gli antichi veggenti questa era l'evidenza che gli esseri coscienti vivono solo per arricchire la consapevolezza. cioè il cibo dell'Aquila."
(Il fuoco dal profondo, C. Castaneda)
Essi videro che è l'Aquila che concede la consapevolezza. L'Aquila crea esseri coscienti perchè vivano e arricchiscano la consapevolezza data lorO dalla vita. Videro anche che è l'Aquila a divorare la stessa consapevolezza, arricchita dalle esperienze della vita, dopo che gli esseri coscienti l'abbandonano al momento della morte. (...) Videro che la consapevolezza si separa dagli esseri coscienti e si allontana volando al momento della morte. Allora galleggia come un luminoso fiocco di bambagia proprio fin nel becco dell'Aquila, per essere consumato. Per gli antichi veggenti questa era l'evidenza che gli esseri coscienti vivono solo per arricchire la consapevolezza. cioè il cibo dell'Aquila."
(Il fuoco dal profondo, C. Castaneda)
domenica 29 gennaio 2012
Morte
In principio qui non vi era proprio nulla. Questo era avvolto solo dalla Morte, dalla Fame: infatti la fame è morte.
Essa allora concepì quella che era la mente pensando: "che io abbia una mente". Così pregando cominciò a muoversi. Da Quello che pregava nacquero le acque.
[Così la Morte pensò:]"Invero da parte mia si prega, e ne è scaturita la beatitudine."
Quella stessa natura di "arka" appartiene al sole. Invero certamente la felicità va a colui che sa perchè il fuoco solare si chiama "arka".
Essa desiderò: "Che da me nasca un secondo essere!"
essa la Morte-Fame, compì l'unione della parola con la mente.
Ciò che era il seme divenne l'anno (Viraj). Infatti prima non esisteva l'anno.
Essa resto gravida di lui per tutto quel tempo, finchè trascorso quel periodo, creò l'anno.
essa allora spalancò la bocca per divorarlo, ma quello fece "bhan!" così divenne la parola.
Essa considerò: "Se io lo divoro, farei un misero pasto". Con questa parola e con questa mente, essa manifestò tutto ciò che è: il Rg, lo Yajur, il Sama, i metri poetici, i sacrifici, gli uomini e gli animali. E tutto ciò che essa andava creando, ciò stesso divorava. Essa invero divora tutto: e poichè divora essa è chiamata Aditi. Colui che conosce la natura di divoratore di Aditi, costui diviene il divoratore di tutto questo, per lui tutto diviene cibo.
(Da Upanishad, Primo Adhyaya, Secondo Brahmana)
Essa allora concepì quella che era la mente pensando: "che io abbia una mente". Così pregando cominciò a muoversi. Da Quello che pregava nacquero le acque.
[Così la Morte pensò:]"Invero da parte mia si prega, e ne è scaturita la beatitudine."
Quella stessa natura di "arka" appartiene al sole. Invero certamente la felicità va a colui che sa perchè il fuoco solare si chiama "arka".
Essa desiderò: "Che da me nasca un secondo essere!"
essa la Morte-Fame, compì l'unione della parola con la mente.
Ciò che era il seme divenne l'anno (Viraj). Infatti prima non esisteva l'anno.
Essa resto gravida di lui per tutto quel tempo, finchè trascorso quel periodo, creò l'anno.
essa allora spalancò la bocca per divorarlo, ma quello fece "bhan!" così divenne la parola.
Essa considerò: "Se io lo divoro, farei un misero pasto". Con questa parola e con questa mente, essa manifestò tutto ciò che è: il Rg, lo Yajur, il Sama, i metri poetici, i sacrifici, gli uomini e gli animali. E tutto ciò che essa andava creando, ciò stesso divorava. Essa invero divora tutto: e poichè divora essa è chiamata Aditi. Colui che conosce la natura di divoratore di Aditi, costui diviene il divoratore di tutto questo, per lui tutto diviene cibo.
(Da Upanishad, Primo Adhyaya, Secondo Brahmana)
sabato 8 ottobre 2011
La prima verità
"La prima verità dice che il mondo è come sembra, eppure non lo è -proseguì- Non è così solido e reale come la nostra percezione ci ha portato a credere però non è neanche un miraggio. Il mondo non è un'illusione come è stato detto; è reale da una parte ed irreale dall'altra. Sta molto attento a questo, perchè occorre capirlo e non solo accettarlo. Noi percepiamo sensorialmente. E' un fatto innegabile. Ma quello che percepiamo non è un fatto dello stesso tipo perchè impariamo cosa percepire.
Quello che ci circonda condiziona i nostri sensi. E' questa la parte reale. La parte irreale è ciò che i nostri sensi vedono intorno a noi. Pensa ad una montagna, per esempio. Ha dimensione, colore, forma. Abbiamo persino categorie di montagne che sono certamente precise. Non c'è nulla di male in tutto questo: l'errore sta nel fatto che non abbiamo mai pensato che i nostri sensi hanno un ruolo superficiale. I nostri sensi hanno quelle percezioni perchè una caratteristica specifica della nostra consapevolezza li obbliga."
(da "Il fuoco dal profondo", C. Castaneda)
Quello che ci circonda condiziona i nostri sensi. E' questa la parte reale. La parte irreale è ciò che i nostri sensi vedono intorno a noi. Pensa ad una montagna, per esempio. Ha dimensione, colore, forma. Abbiamo persino categorie di montagne che sono certamente precise. Non c'è nulla di male in tutto questo: l'errore sta nel fatto che non abbiamo mai pensato che i nostri sensi hanno un ruolo superficiale. I nostri sensi hanno quelle percezioni perchè una caratteristica specifica della nostra consapevolezza li obbliga."
(da "Il fuoco dal profondo", C. Castaneda)
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