Arriviamo alla conclusione che dobbiamo "ricordarci di noi". Ma non possiamo farlo se non abbiamo in noi l'energia indispensabile al "ricordo di sé". Non possiamo studiare, comprendere o sentire qualcosa se non abbiamo l'energia richiesta per questa comprensione, questo sentimento o questo studio.
Cosa deve fare quindi un uomo quando comincia a rendersi conto che non ha abbastanza energia per raggiungere lo scopo che si è fissato?
La risposta a questo interrogativo è che ogni uomo normale ha abbastanza energia per cominciare il lavoro su di sé. E' necessario soltanto che egli impari ad economizzare, in vista di un lavoro utile, l'energia di cui dispone, e che, la maggior parte del tempo dissipa in pura perdita.
L'energia viene soprattutto spesa in emozioni inutili e sgradevoli, nell'ansiosa attesa di cose spiacevoli, possibili e impossibili, consumata dai cattivi umori, dalla fretta inutile, dal nervosismo, dall'irritabilità, dall'immaginazione, dal sognare ad occhi aperti e così via. L'energia viene sprecata da un cattivo lavoro dei centri; dalla tensione inutile dei muscoli, sproporzionata rispetto al lavoro compiuto; dal perpetuo chiacchierare, che assorbe una quantità enorme, dall' "interesse" accordato ininterrottamente alle cose che accadono intorno a noi o alle persone con le quali non abbiamo nulla a che fare e che non meritano nemmno uno sguardo; dallo sciupio senza fine della forza di "attenzione"; e via di seguito.
(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)
sabato 10 novembre 2012
sabato 20 ottobre 2012
"Sento un tremendo bisogno di amore... è diventato una continua angoscia; che cosa devo fare?"
La maggior parte di noi si trova in questa situazione... tutti quanti vogliamo essere amati, soprattutto da una persona in particolare.
Approfondiamo la questione ... abbiamo un quarto d'ora ...
E' un problema molto complesso ...
Perché vogliamo essere amati ? ... E perché questa pretesa diventa tanto angosciosa? Qual é la causa, la radice, il motivo di pretendere che qualcuno ci ami? ... Capite la mia domanda?
Desidero che voi mi amiate. Io non "voglio", ma diciamo che lo desidero. Perché ?
E' perché mi sento solo?
E' perché sento che se nessuno mi ama non ho alcuna ragione d'essere, alcuna ragione di vivere? E' perché sento che se sono amato posso crescere, fiorire, essere felice?
...O è forse perché in me stesso non sono niente ?! Quel "me stesso" non è niente, ma quando voi mi amate divento qualcosa, seguite?
Vi prego, questa è la vostra vita, non è la mia vita; perciò, per favore, ascoltate!
C'è una causa che mi induce a chiedervi il vostro amore?
C'è una causa! C'è un motivo! C'è uno stato interiore che dice: "Devo avere quella tal cosa!".
Abbiamo visto quali sono alcune di queste cause. Una disperata solitudine... Tutti voi siete disperatamente soli, non è vero?
Sposati, non sposati, in mezzo a un gruppo: gli esseri umani, che si interessano solo a se stessi, non fanno altro che generare solitudine.
E' questa una delle cause che ci fa desiderare che qualcuno ci ami. Finché c'è la causa, questa avrà come effetto l'esigenza che qualcuno ci ami.
Ma, allora, posso capire la causa ed esserne libero?
Avete capito che cosa sto dicendo? Vi prego, signori, questa è la vostra vita!
Mi sento solo, depresso, isolato, mi sento disperatamente infelice e se voi mi amate ... questo vostro amore... mi farà sembrare meravigliosa qualsiasi cosa.
Così... la mia esigenza, la mia sete di amore, il mio bisogno di compagnia, di stare con qualcuno con cui possa parlare, spiegarmi e così via, tutto questo scaturisce dalla mia solitudine, c'è una causa, capite?
Ora... mi accorgo di questa causa?, la vedo come qualcosa di attuale?
La causa è che sono solo.
Mi sento solo, e voglio, che, per amor del Cielo, voi mi amiate.
Ma voi non vi curate di me, ve ne andate per i fatti vostri...
e allora !?! ...e allora ...o mi uccido dalla disperazione, mi lascio prendere dall'angoscia, mi lascio deprimere sempre di più...
oppure fuggo da me stesso, mi interesso di calcio, vado in chiesa, divento seguace di un guru, mi interesso delle ultime novità di letteratura o di pittura...
Ma... si può vedere qual é la causa della solitudine?
La solitudine è un senso di isolamento. Questo isolamento viene quando non faccio altro che interessarmi a me stesso, pensare a me stesso: "...sono infelice, voglio essere amato...", seguite?
Ho ridotto tutta quanta la mia vita -che è qualcosa di straordinario(!)-
ad una faccenda meschina, al bisogno che qualcuno mi ami. Capite?
E' una faccenda tanto insignificante!
Sentendomi isolato sono infelice, e allora spasimo dal desiderio che voi mi amiate...
Capite?... Vedete la tremenda complessità di una questione tanto semplice?
"Voglio essere amato, ma nessuno mi ama e così sono pieno d'angoscia".
Chi pone la domanda chiede: "Che cosa devo fare?"
Quando il cervello è assalito da tanta angoscia non può pensare con chiarezza -vi pare?-.
Non può nemmeno ascoltare, tormentato com'è da una disperazione profonda.
E come è possibile che esista un intervallo nel quale possiate ascoltare?... Capite? Un breve periodo nel quale siate disposti ad ascoltare...
oppure continuerete a non essere disposti ad ascoltare perché preferite rimanere col vostro tremendo senso di angoscia? -Capite?- E' questo che fa la maggior parte della gente.
Senza quel senso di angoscia voi non siete niente.
E' quel senso di angoscia che vi fa sentire vivi, non è vero?
Su avanti, signori, questa è comune psicologia, è psicologia infantile!
... Così allora,voi, con tutta la vostra angoscia, sarete disposti ad ascoltare per qualche minuto,... oppure amate a tal punto la vostra angoscia da non avere alcuna intenzione di ascoltare quello che stiamo dicendo?
...
Come stavamo dicendo l'altro giorno... se voi ascoltate realmente, col vostro cuore, con la vostra mente, con tutto il vostro essere... allora avete spazio. Il vostro cervello si acquieta, e allora potete ascoltare... allora proprio quell'ascolto è come un seme caduto nel terreno. Voi non avete più niente da fare perché il seme cresce per conto suo... e si moltiplica.
L'amore non è qualcosa che possiate chiedere, che possiate mendicare.
Questo significherebbe che voi state dipendendo da qualcuno. E quando dipendete, in voi non c'è amore. Quando chiedete a qualcuno di amarvi, questo significa che in voi non c'è amore . E' ovvio!
Se in voi ci fosse amore, non lo chiedereste a nessuno.
A nessuno chiedereste di amarvi.
Vedete,... ci siamo ridotti ad essere dei mendicanti. E' questo che accade.
Quando entrate in chiesa a pregare siete dei mendicanti. Quando vogliamo che qualcuno ci aiuti siamo dei mendicanti. Quando dipendiamo dai libri siamo dei mendicanti. Può non esserci nulla di male ad essere un mendicante, ma rendetevi conto di quali sono le conseguenze: voi state sempre dipendendo da qualcun altro.
E ci saranno sempre persone che vi aiuteranno. Che riempiranno la vostra ciotola della loro spazzatura....
Così ..., guardate che cosa è accaduto ascoltando la domanda che ci siamo fatti, "Voglio essere amato, ma non lo sono, e allora vivo in un'angoscia tremenda. Che cosa devo fare?". Questo significa non avere amore in se stessi... E allora come può amarvi un'altra persona? -capite?-... Se voi non avete amore siete incapaci di riceverne. L'amore non è un senso di vuoto. Al contrario!
Se avete quel sentimento vibrante ... non sentimento, piuttosto... una qualità, una profondità, una bellezza...
se lo avete non andrete a chiederlo a nessun altro, e con una tazza piena fino all'orlo.
...
Se avete ascoltato attentamente, il problema è risolto.
Abbiamo finito per questa mattina.
Ci incontreremo di nuovo domani, se lo volete.
(da Domande e risposte, J. Krishnamurti)
domenica 23 settembre 2012
Adesso è il tempo giusto per farlo
... la ragione per cui il Tathagata è apparso è perché possa predicare la saggezza del Budda.
Adesso è il tempo giusto per farlo.
Sappi, Shariputra, che le persone di limitare capacità e scarsa saggezza,
attaccate alle apparenze, orgogliose e arroganti,
sono incapaci di credere in questa Legge.
Adesso io, felice e senza paura in mezzo ai bodhisattva,
mettendo da parte onestamente gli espedienti, esporrò unicamente la via suprema.
Allorché i bodhisattva udranno questa Legge,
saranno liberati dai grovigli del dubbio.
Tutti i milleduecento arhat otterranno anch'essi la Buddità.
Seguendo lo stesso metodo impiegato dai Budda delle tre esistenze per esporre la Legge,
io ora farò lo stesso
e predicherò una Legge scevra di distinzioni.
I Budda appaiono nel mondo in tempi lontani tra loro ed è raro incontrarli.
E perfino quando appaiono nel mondo, è difficile che predichino questa Legge.
Per incalcolabili, innumerevoli kalpa è raro che uno possa udire questa Legge,
e una persona capace di ascoltare questa Legge è altrettanto rara.
È come il fiore di udumbara:
tutto il mondo lo ama e vi si delizia,
gli esseri celesti e umani lo considerano cosa rara,
ma esso appare solo una volta in molte, molte ere.
Se una persona ascolta questa Legge, ne gioisce e la loda,
anche se ne pronuncia una sola parola,
avrà fatto offerte a tutti i Budda delle tre esistenze.
Ma una tale persona si trova assai di rado,è più rara del fiore di udumbara.
Tu non devi nutrire dubbi.
Io, che sono il re delle dottrine, faccio questo annuncio all'intera assemblea.
Io impiego solo la via dell'unico veicolo per istruire e convertire i bodhisattva,
io non ho ascoltatori della voce come discepoli.
Shariputra,
e voi ascoltatori della voce e bodhisattva,
sappiate che questa meravigliosa Legge è il segreto dei Budda.
In questo mondo corrotto dalle cinque impurità,
coloro che se ne compiacciono e si attaccano soltanto ai desideri,
esseri viventi simili a costoro alla fine non cercheranno mai la via del Budda.
Quando persone malvagie nelle epoche a venire udranno il Budda esporre l'unico veicolo,
ne saranno confuse, non vi crederanno nè lo accetteranno,
rifiuteranno la Legge e cadranno nei cattivi sentieri.
Ma quando ci saranno esseri modesti e puri
che hanno deciso di ricercare la via dei Budda,allora per il bene di costoro
si dovrà ampiamente lodare la via dell'unico veicolo.
Sappi. Shariputra, che questa è la Legge dei Budda.
Utilizzando diecimila, un milione di espedienti, essi espongono la Legge nel modo più appropriato.
Quelli che non sono esperti in tali cose non riescono a capirlo.
Ma tu e gli altri ormai sapete che i Budda, i maestri dei mondo,
si servono di appropriati espedienti.
Voi non avrete più dubbi né perplessità
ma, con l'animo colmo di gioia,
saprete che voi stessi conseguirete la Buddità.
(Sutra del Loto)
giovedì 13 settembre 2012
La Quarta Via
La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. (...)
Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa deve essere trovata. É la prima prova. Ed è difficile, poiché‚ la quarta via è ben lontana dall'essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali. C'è molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilità.
Tuttavia, l'inizio della quarta via è ben più facile dell'inizio delle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. É possibile seguire la quarta via e lavorare su di essa rimanendo nelle condizioni abituali di vita e continuando il lavoro usuale, senza rompere le relazioni che si avevano con la gente, senza abbandonare nulla. Anzi, le condizioni di vita nelle quali un uomo si trova quando inizia il lavoro - dove il lavoro, per così dire, lo sorprende - sono le migliori possibili per lui, perlomeno all'inizio. Infatti, queste condizioni gli sono naturali. Esse sono quell'uomo stesso, poiché‚ la vita di un uomo e le sue condizioni corrispondono a ciò che egli è. La vita le ha create sulla sua misura; di conseguenza ogni altra condizione sarebbe artificiale e il lavoro non potrebbe, in questo caso, toccare contemporaneamente tutti i lati del suo essere.
(...) Il fachiro è padrone del suo corpo, ma non delle emozioni, né dai pensieri; il monaco è padrone delle sue emozioni, ma non del corpo, né del suo pensiero; lo yogi è padrone del suo pensiero, ma non del corpo, né delle emozioni.
La quarta via differisce dunque dalle altre in quanto la sua principale richiesta è una richiesta di comprensione. L'uomo non deve fare nulla senza comprendere - salvo a titolo di esperienza - sotto il controllo e la direzione del suo maestro. Più un uomo comprenderà quello che fa, più i risultati dei suoi sforzi saranno validi. É un principio fondamentale della quarta via. I risultati ottenuti nel lavoro sono proporzionali alla coscienza che si ha di questo lavoro. La fede non è richiesta su questa via; al contrario, la fede di qualsiasi tipo costituisce un ostacolo. Sulla quarta via un uomo deve assicurarsi da se‚ la verità di ciò che gli viene detto. E fin quando non avrà acquisito questa certezza, non deve fare nulla.
Il metodo della quarta via è il seguente: mentre si lavora sul corpo fisico, bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre si lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico. (...)
Inoltre, nella quarta via è possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ciò che gli è necessario e nulla che sia inutile per lui. Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si è mantenuto per tradizione nelle altre vie.
La quarta via è talvolta chiamata la via dell’uomo astuto. "L’uomo astuto" conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono. In che modo "l’uomo astuto" abbia appreso questo segreto, non si sa. Forse l’ha trovato in qualche vecchio libro, forse l’ha ereditato, forse l’ha comperato, forse l’ha rubato a qualcuno. Fa lo stesso. L’uomo astuto conosce il segreto, e con il suo aiuto supera il fachiro, il monaco, lo yogi. (...)
Bisogna ancora notare che oltre a queste vie giuste e legittime, vi sono anche vie artificiali che non danno che risultati temporanei e vie decisamente sbagliate che possono anche dare risultati permanenti, ma nefasti. Pure su queste vie l’uomo cerca la chiave della quarta stanza e qualche volta la trova. Ma ciò che trova nella quarta stanza, non ci è dato sapere.
Accade anche che la porta della quarta stanza venga aperta artificialmente con un grimaldello e in entrambi i casi è possibile che la stanza sia vuota.
("Frammenti di un insegnamento sconosciuto", di P. D. Ouspensky)
mercoledì 12 settembre 2012
Un foglio di carta bianca
Ogni uomo viene al mondo simile a un foglio di carta bianca; ma le circostanze e le persone che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare questo foglio e per ricoprirlo di ogni genere di scritte. Ed ecco intervenire l'educazione, le lezioni di morale, il sapere che chiamiamo conoscenza, tutti i sentimenti di dovere, onore, coscienza ecc. E ogni educatore proclama il carattere immutabile e infallibile dei metodi ch'egli stesso utilizza per innestare questi rami all'albero della « personalità » umana. A poco a poco il foglio si macchia, e più è macchiato di pretese « conoscenze », più l'uomo è considerato intelligente. Più sono numerose le scritte nel posto chiamato « dovere », più il possessore è considerato onesto; e così via per ogni cosa. Il foglio così sporcato, accorgendosi che le macchie vengono scambiate per meriti, le considera preziose. Ecco un esempio di ciò che chiamiamo «uomo », cui aggiungiamo spesso delle parole come « talento » e « genio ».
(“Vedute sul Mondo Reale”, G.I. Gurdjieff )
(“Vedute sul Mondo Reale”, G.I. Gurdjieff )
martedì 11 settembre 2012
E' possibile che non vi sia conflitto, in tutta una vita?
La cosa più importante è osservare: osservare e non avere una divisione tra l'osservatore e l'osservato. Generalmente vi è una divisione apparente tra l'osservatore, che è la somma totale dell'esperienza passata, in quanto memoria, e l'osservato ... così è il passato che osserva. La divisione tra osservatore e osservato è la fonte del conflitto.
E' possibile che non vi sia conflitto, in tutta una vita?
(J. Krishnamurti)
lunedì 10 settembre 2012
Ma cosa ci spinge a fare sforzi?
Per la maggior parte di noi, tutta la vita si basa su uno sforzo, su una forma o l'altra di volizione. Non riusciamo a concepire un'azione senza volizione, senza sforzo. La nostra vita sociale, economica, e quella cosiddetta spirituale consistono in una serie di azioni finalizzate, che culminano sempre in certi risultati. E noi pensiamo dunque che uno sforzo sia essenziale, indispensabile.
Ma cosa ci spinge a fare sforzi? Non è forse, in parole povere, il desiderio di conseguire un risultato, di diventare qualcosa, di raggiungere un obiettivo?
(J.Ksrishnamurti)
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