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venerdì 1 febbraio 2013

L'inizio della saggezza

La conoscenza di sé è l'inizio della saggezza e,
dunque, l'inizio della trasformazione o rigenerazione.
Per comprendere se stessi ci deve essere l'intenzione di comprendere - ed è
lì che insorgono le prime difficoltà.
Benché la maggior parte di noi sia scontenta, pur
desiderando produrre un cambiamento improvviso, ci limitiamo a incanalare lo
scontento per conseguire un certo risultato; spinti dall'insoddisfazione, ci
cerchiamo un altro lavoro, o semplicemente ci pieghiamo alle pressioni
dell'ambiente circostante. Invece di infiammare le nostre menti, spingendoci
così a mettere in discussione la vita, l'intero processo dell'esistenza, lo
scontento viene incanalato, e di conseguenza diventiamo mediocri, perdiamo
quella intensità, quell'impulso a scoprire l'intero significato
dell'esistenza.
Perciò è importante scoprire queste cose autonomamente, perché
l'autoconoscenza non può essere trasmessa da altri, non si trova in alcun
libro. Dobbiamo scoprire, e perché ci sia scoperta, deve esserci
l'intenzione, la ricerca, l'esplorazione. Fin quando quell'intenzione di
scoprire, di investigare in profondità, è debole o inesistente, le
dichiarazioni di principio o il desiderio casuale di conoscere se stessi non
valgono un gran che.

(J.K.)

venerdì 4 gennaio 2013

Cosa vuol dire conoscere me stesso?

V. Cosa sul dire conoscere me stesso? Una volta che mi conosco, cosa arrivo a conoscere esattamente?
M. Tutto ciò che non sei.
V. E non quello che sono?
M. Ciò che sei lo sei già. Quando conosci ciò che non sei, te ne liberi e rimani nel tuo stato naturale. Accade tutto spontaneamente e senza sforzo.
V. E cosa scopro?
M. Scopri che non c'è niente da scoprire. Tu sei ciò che sei, e basta.
V. Ma, in ultima analisi, che cosa sono io?
M. L'ultima negazione di tutto ciò che non sei.
V. Non capisco.
M. E' la tua idea di dover essere qualcuno o qualcosa che ti acceca.
V. Come mi sbarazzo di questa idea?
M. Se hai fiducia in me, credimi quando ti dico che sei la pura consapevolezza che illumina la coscienza e il suo contenuto infinito. Realizza questo e vivi di conseguenza. Se non mi credi, indaga dentro di te e chiediti "Chi sono io?", oppure fissa la mente sull' "io sono", che è puro e semplice essere.
V. Da che dipende la mia fiducia in te?
M. dalla tua capacità di penetrare nel cuore degli altri. Se non riesci a guardare nel mio, guarda nel tuo.
V. Non riesco a fare nè l'una nè l'altra.
M.Purificati vivendo una vita ordinata e utile. Osserva attentamente i tuoi pensieri e sentimenti, le parole e le azioni. Questo chiarirà la tua visione.
V. Devo prima rinunciare a tutto e condurre una vita errante?
M. non puoi rinunciare. Potresti abbandonare casa e mettere nei guai i tuoi famigliari, ma gli attaccamenti sono nella mente e non ti lasceranno finchè non conoscerai la tua mente in ogni dettaglio. Prima di tutto conosci te stesso, il resto ne conseguirà.

(Io sono Quello, S.N. Maharaj)

martedì 1 gennaio 2013

Una trasformazione attiva del mondo

Cercheremo allora di scoprire il processo che conduce alla comprensione di
noi stessi e che non è un processo isolante. 



Non si tratta di ritirarsi dal mondo, perché non si può vivere in isolamento. 
Essere vuol dire essere in relazione, e il concetto stesso del vivere in isolamento è impensabile. 

E' la mancanza di rapporti giusti che produce conflitti, infelicità, ostilità; per quanto piccolo possa essere il nostro mondo, se riusciamo a trasformare i rapporti all'interno di quel mondo ristretto, il risultato sarà come un'onda che si ripercuote all'infinito verso l'esterno. 

Credo sia importante capire questo punto, ossia che il mondo è fatto dei nostri rapporti, per quanto limitati; e se riusciamo a produrre una trasformazione su quel piano, una trasformazione non superficiale, ma radicale, allora avremo dato avvio a una trasformazione attiva del mondo.

(La conoscenza di sé, Krishnamurti)

lunedì 31 dicembre 2012

La comprensione di sé non è un risultato

La creatività non è uno stato continuo, ma si rinnova attimo per attimo, è
un movimento in cui non c'è né l'"io", né il "mio", in cui il pensiero non è
concentrato su alcuna particolare esperienza, ambizione, risultato, fine o
motivazione. Soltanto quando il sé si annulla, si realizza la creatività -
quello stato dell'essere che solo rende possibile la realtà, quello stato
che è creatore di tutte le cose. Ma tale stato non può essere concepito o
immaginato, non può essere formulato o copiato, non può essere conseguito
attraverso alcun sistema, alcuna filosofia, alcuna disciplina; al contrario,
si realizza soltanto attraverso la comprensione del processo totale del sé.
La comprensione di sé non è un risultato, un punto di arrivo; è il vedersi
attimo per attimo nello specchio dei rapporti - i propri rapporti con la
proprietà, le cose, le persone, le idee.

(J.Krishnamurti)

domenica 30 dicembre 2012

Devi andare oltre la rete

M. Quando dico che un fatto è senza cause, intendo senza una causa in particolare. non c'era bisogno di tua madre per farti venire al mondo: saresti potuto nascere da un'altra donna. Ma non saresti potuto nascere senza il sole e la terra. E anche questi non avrebbero potuto causare la tua nascita senza il fattore più importante: il tuo desiderio di nascere. E' il desiderio che ti dà la vita, il nome e la forma.
Il desiderabile è immaginato e voluto, e si manifesta in modo tangibile o concepibile. Così viene creato il mondo in cui viviamo, il nostro mondo personale.Il mondo reale è al di là della comprensione mentale; noi lo vediamo attraverso la rete dei desideri, diviso tra piacere e dolore, giusto e sbagliato, interiore ed esterno. Per vedere l'universo quale è, devi andare oltre la rete. Non è difficile perché la rete è piena di buchi.
V. Che cosa vuoi dire con 'buchi'? E dove li trovo?
M. Osserva la rete e le sue molteplici contraddizioni. Sei tu che fai e disfi ad ogni passo. Vuoi pace, amore e felicità, e ce la metti tutta per creare dolore, odio e guerra. Vuoi la longevità e mangi troppo, vuoi l'amicizia e sfrutti gli altri. Guarda la tua rete e rimuovi le contraddizioni di cui è composta: il solo fatto di osservarle le farà sparire.

(Io sono Quello, Sri N. Maharaj)

sabato 29 dicembre 2012

Consapevolezza


Non esiste vita senza relazione; comprendere questa relazione non significa isolamento. Al contrario richiede pieno riconoscimento e totale consapevolezza del globale processo della relazione. 

Come si fa ad essere consapevoli? Come siamo consapevoli di qualcosa? Come sei consapevole della relazione con una persona? Come sei consapevole degli alberi, del richiamo di un uccello? Come fai ad essere consapevole delle tue reazioni quando leggi un giornale? Siamo coscienti delle risposte superficiali della mente quanto delle reazioni profonde? 

Come siamo consapevoli di qualcosa? In primo luogo siamo consapevoli (non lo siamo forse?) di una reazione ad uno stimolo, e questo è un fatto evidente; vedo qualcosa di bello e c'è una risposta, quindi una sensazione, contatto identificazione e desiderio. Questo e il processo ordinario, non è vero? 
Possiamo osservare quello che accade nel momento senza studiare dei libri per farlo. 
Così è attraverso l'identificazione che abbiamo piacere e dolore. La nostra "abilità" consiste in questa preoccupazione di cercare il piacere e di evitare il dolore, non trovate? 

Se sei interessato a qualcosa, ti da piacere ne nasce subito una "capacità" immediata, c'è la consapevolezza istantanea di quel fatto, e se si tratta di qualcosa di doloroso quella capacità consiste nel sapere com'evitarlo. 
Così sino a che cerchiamo un'"abilità" per comprendere noi stessi siamo destinati a fallire, perché la comprensione di noi stessi non dipende da questa "capacità". Non si tratta di una tecnica che sviluppi, coltivi e accresci con il tempo, attraverso un costante affinamento. Questa coscienza di sé si può ottenere solo nell'atto della relazione; può essere sentita nel modo in cui in cui parliamo e in cui ci comportiamo.

Guardati senza nessuna identificazione, senza alcun confronto, senza alcuna condanna, guarda soltanto e noterai che accade una cosa straordinaria. Non solo poni fine ad un'attività inconscia - la maggior parte delle nostre attività sono inconsce ­- non solo metti fine a ciò, ma sei anche consapevole delle motivazioni della tua azione, senza indagare e senza scavare.

(J. Krishnamurti)

venerdì 28 dicembre 2012

Noi siamo il mondo

Il mondo è il nostro rapporto con gli altri, non qualcosa di separato da voi e me; il mondo, la società, è il rapporto che stabiliamo o cerchiamo di stabilire fra ciascuno di noi. 
Dunque, il problema siamo voi e io, e non il mondo, perché il mondo non è altro che la proiezione di noi stessi e comprendere il mondo vuol dire comprendere noi stessi. 
Il mondo non è separato da noi; noi siamo il mondo, e i nostri problemi sono i problemi del mondo.

(La conoscenza di sé, Krishnamurti)

giovedì 27 dicembre 2012

Ricorda

Ricorda: non puoi abbandonare ciò che non conosci. Per andare oltre te stesso devi conoscerti.

(Io sono Quello, Sri N. Maharaj)

giovedì 20 dicembre 2012

Bisogna imparare da coloro che sanno


E tuttavia certe teorie affermano che la conoscenza può venire senza alcuno sforzo, che essa può essere acquisita anche dormendo.
Il solo fatto che esistano simili teorie costituisce una spiegazione supplementare del fatto che la conoscenza non può raggiungere gli uomini. Allo stesso tempo è essenziale comprendere che gli sforzi indipendenti di un uomo per raggiungere qualcosa in questa direzione non possono, da soli, dare alcun risultato. 

Un uomo può raggiungere la conoscenza soltanto con l'aiuto di coloro che la posseggono. Questo deve essere compreso fin dall'inizio. Bisogna imparare da coloro che sanno".


(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

martedì 18 dicembre 2012

Ma come evadere?

Voi non vi rendete conto della vostra situazione. Voi siete in prigione e tutto ciò che potete desiderare, se avete del buon senso, di evadere. Ma come evadere? Occorre perforare un muro, scavare una galleria. Un uomo solo non può fare niente, ma supponete che siano dieci o venti che lavorano a turno; assistendosi l'un l'altro possono finire la galleria ed evadere.
Inoltre, nessuno può fuggire dalla prigione senza l'aiuto di coloro che sono già fuggiti.
Solo essi possono dire in che modo l'evasione è possibile e far giungere ai prigionieri gli utensili e tutto ciò che può essere necessario.

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

lunedì 17 dicembre 2012

E poi bisogna imparare a dire la verità.

"E poi bisogna imparare a dire la verità. Anche questo vi sembra strano. Non vi rendete conto che si debba imparare a dire la verità.Vi sembra che basti desiderare o decidere di dirla. E io vi dico che è relativamente raro che le persone dicano una bugia deliberatamente.Nella maggior parte dei casi pensano di dire la verità. Mentono continuamente, sia a se stessi che agli altri. Di conseguenza nessuno comprende gli altri, né se stesso. Pensateci: potrebbero esserci tante discordie, profondi malintesi e tanto odio verso il punto di vista o l'opinione altrui, se le persone fossero capaci di comprendersi l'un l'altro? Ma non possono comprendersi perché non possono non mentire. Dire la verità è la cosa più difficile del mondo; si deve studiare molto, e per molto tempo, per poter un giorno dire la verità. Il desiderio solo non basta.
Per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere cosa è la verità e cos'è una menzogna; e prima di tutto in se stessi.
E questo nessuno lo vuol conoscere"

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

sabato 15 dicembre 2012

Non vi è nulla, assolutamente nulla, che possa essere fatto?


Era molto difficile da mandar giù.
"Non vi è nulla, assolutamente nulla, che possa essere fatto?",domandai.
"Assolutamente nulla".
"E nessuno può fare nulla?".
"È un'altra questione. Per farebisogna essere.
E bisogna per prima cosa comprendere cosa significa essere."

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

venerdì 14 dicembre 2012

Se capite questo, ci sarà più facile parlare.

"Ma per stabilire questo fatto, per comprenderlo, per convincersi della sua verità, bisogna liberarsi da mille illusioni sull'uomo, sul suo potere creativo, sulla sua capacità di organizzare coscientemente la sua propria vita, e così via. Tutto questo in realtà non esiste. Tutto accade— movimenti popolari, guerre, rivoluzioni, cambiamenti di governi,tutto accade. E capita esattamente nello stesso modo in cui tutto accade nella vita dell'uomo preso individualmente. L'uomo nasce, vive, muore,costruisce case, scrive libri, non come lo desidera, ma come capita.Tutto accade. L'uomo non ama, non desidera, non odia — tutto accade."Nessuno vi crederà se gli dite che non può fare nulla. Questa è la cosa più offensiva e spiacevole che si possa dire alla gente. Ed è particolarmente spiacevole e offensiva perché è la verità e nessuno vuol conoscere la verità."
Se capite questo, ci sarà più facile parlare. Ma una cosa è capire con l'intelletto che l'uomo non può far nulla ed un'altra sentirlo vivamente 'con tutta la propria massa'; essere realmente convinti che è così e mai dimenticarlo.

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

giovedì 13 dicembre 2012

Come ci si può liberare dalle idee false?


"Di nuovo voi parlate di un'altra cosa. Voi parlate degli errori derivanti dalle percezioni, ma non si tratta di questo. Nei limiti di date percezioni si può sbagliare più o meno. Come vi ho già detto, la suprema illusione dell'uomo è la sua convinzione di poter fare.
Tutti pensano di poter fare, vogliono fare, e la loro prima domanda riguarda sempre ciò che dovranno fare. Ma a dire il vero, nessuno fa qualcosa e nessuno può fare qualcosa. Questa è la prima cosa che bisogna capire.
Tutto accade.
Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui —tutto questo accade.
E questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perché la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell'atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole,come la polvere si solleva con il vento.

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

martedì 11 dicembre 2012

Cosa deve fare?

Un'altra conversazione è rimasta nella mia memoria. 
Domandavo a G. che cosa un uomo dovesse fare per assimilare il suo insegnamento.
"Cosa deve fare?esclamò come se la domanda lo sorprendesse.Ma egli è incapace di
 fare qualcosa. Deve prima di tutto comprendere certe cose. Ha migliaia d'idee false e di concezioni false soprattutto su di sé e deve cominciare con il liberarsi perlomeno da alcune di esse, se vuole acquistare qualcosa di nuovo. Altrimenti, il nuovo sarebbe edificato su una base falsa ed il risultato sarebbe ancora peggiore"

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

lunedì 10 dicembre 2012

Il guaio è che nessuno conosce bene qualcosa.

Dicendo questo, pensavo in modo particolare ai 'Tarocchi' e a tutta la letteratura riguardante i 'Tarocchi'.
"Sì, disse G., attraverso la lettura si può trovare molto. Per esempio, considerate il vostro caso: voi potreste conoscere già molte cose se foste capace di leggere.
Mi spiego: se voi aveste compreso tutto quello che avete letto nella vostra vita, avreste già la conoscenza di ciò che ora cercate. Se aveste capito tutto quanto è scritto nel vostro libro, qual è il suo titolo? — e invece delle parole Tertium Organum' *pronunciò qualcosa di assolutamente impossibile — toccherebbe a me venire da voi, inchinarmi e pregarvi di insegnarmi. 
Ma voi non comprendete né quello che leggete, né quello che scrivete. Non capiteneppure quel che significa la parola comprendere.
La comprensione è tuttavia la cosa essenziale, e la lettura può essere utile solo a condizione che si comprenda ciò che si legge. 
Ma naturalmente nessun libro può dare una preparazione reale. È quindi impossibile dire quali siano i libri migliori. 
Ciò che un uomo conosce bene — e accentuò la parola'bene' — questa può essere la sua preparazione. Se un uomo sa bene come si prepara il caffè, o come si fanno bene le scarpe, allora è già possibile parlare con lui. Il guaio è che nessuno conosce bene qualcosa.
Tutto è conosciuto alla meglio, in modo superficiale".

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

domenica 9 dicembre 2012

Questo deve essere compreso.

Tutte le persone che voi vedete, che conoscete, che vi può capitare di conoscere, sono macchine, vere e proprie macchine che lavorano soltanto sotto la pressione di influenze esterne, come voi stesso avete detto. Macchine sono nate e macchine moriranno. (...) ma vi è una possibilità di cessare di essere una macchina. E' a questo che noi dobbiamo pensare e non certo ai diversi tipi di macchine esistenti.

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

sabato 10 novembre 2012

l'energia indispensabile al "ricordo di sé"

Arriviamo alla conclusione che dobbiamo "ricordarci di noi". Ma non possiamo farlo se non abbiamo in noi l'energia indispensabile al "ricordo di sé". Non possiamo studiare, comprendere o sentire qualcosa se non abbiamo l'energia richiesta per questa comprensione, questo sentimento o questo studio.
Cosa deve fare quindi un uomo quando comincia a rendersi conto che non ha abbastanza energia per raggiungere lo scopo che si è fissato?
La risposta a questo interrogativo è che ogni uomo normale ha abbastanza energia per cominciare il lavoro su di sé. E' necessario soltanto che egli impari ad economizzare, in vista di un lavoro utile, l'energia di cui dispone, e che, la maggior parte del tempo dissipa in pura perdita.
L'energia viene soprattutto spesa in emozioni inutili e sgradevoli, nell'ansiosa attesa di cose spiacevoli, possibili e impossibili, consumata dai cattivi umori, dalla fretta inutile, dal nervosismo, dall'irritabilità, dall'immaginazione, dal sognare ad occhi aperti e così via. L'energia viene sprecata da un cattivo lavoro dei centri; dalla tensione inutile dei muscoli, sproporzionata rispetto al lavoro compiuto; dal perpetuo chiacchierare, che assorbe una quantità enorme, dall' "interesse" accordato ininterrottamente alle cose che accadono intorno a noi o alle persone con le quali non abbiamo nulla a che fare e che non meritano nemmno uno sguardo; dallo sciupio senza fine della forza di "attenzione"; e via di seguito.

(Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

sabato 20 ottobre 2012

"Sento un tremendo bisogno di amore... è diventato una continua angoscia; che cosa devo fare?"


La maggior parte di noi si trova in questa situazione... tutti quanti vogliamo essere amati, soprattutto da una persona in particolare.
Approfondiamo la questione ... abbiamo un quarto d'ora ...
E' un problema molto complesso ...

Perché vogliamo essere amati ? ... E perché questa pretesa diventa tanto angosciosa? Qual é la causa, la radice, il motivo di pretendere che qualcuno ci ami? ... Capite la mia domanda?
Desidero che voi mi amiate. Io non "voglio", ma diciamo che lo desidero. Perché ?
E' perché mi sento solo?
E' perché sento che se nessuno mi ama non ho alcuna ragione d'essere, alcuna ragione di vivere? E' perché sento che se sono amato posso crescere, fiorire, essere felice?

...O è forse perché in me stesso non sono niente ?! Quel "me stesso" non è niente, ma quando voi mi amate divento qualcosa, seguite?

Vi prego, questa è la vostra vita, non è la mia vita; perciò, per favore, ascoltate!
C'è una causa che mi induce a chiedervi il vostro amore?
C'è una causa! C'è un motivo! C'è uno stato interiore che dice: "Devo avere quella tal cosa!".

Abbiamo visto quali sono alcune di queste cause. Una disperata solitudine... Tutti voi siete disperatamente soli, non è vero?
Sposati, non sposati, in mezzo a un gruppo: gli esseri umani, che si interessano solo a se stessi, non fanno altro che generare solitudine.
E' questa una delle cause che ci fa desiderare che qualcuno ci ami. Finché c'è la causa, questa avrà come effetto l'esigenza che qualcuno ci ami.

Ma, allora, posso capire la causa ed esserne libero?

Avete capito che cosa sto dicendo? Vi prego, signori, questa è la vostra vita!
Mi sento solo, depresso, isolato, mi sento disperatamente infelice e se voi mi amate ... questo vostro amore... mi farà sembrare meravigliosa qualsiasi cosa.
Così... la mia esigenza, la mia sete di amore, il mio bisogno di compagnia, di stare con qualcuno con cui possa parlare, spiegarmi e così via, tutto questo scaturisce dalla mia solitudine, c'è una causa, capite?
Ora... mi accorgo di questa causa?, la vedo come qualcosa di attuale?
La causa è che sono solo.

Mi sento solo, e voglio, che, per amor del Cielo, voi mi amiate.
Ma voi non vi curate di me, ve ne andate per i fatti vostri...
e allora !?! ...e allora ...o mi uccido dalla disperazione, mi lascio prendere dall'angoscia, mi lascio deprimere sempre di più...
oppure fuggo da me stesso, mi interesso di calcio, vado in chiesa, divento seguace di un guru, mi interesso delle ultime novità di letteratura o di pittura...

Ma... si può vedere qual é la causa della solitudine?

La solitudine è un senso di isolamento. Questo isolamento viene quando non faccio altro che interessarmi a me stesso, pensare a me stesso: "...sono infelice, voglio essere amato...", seguite?
Ho ridotto tutta quanta la mia vita -che è qualcosa di straordinario(!)-
ad una faccenda meschina, al bisogno che qualcuno mi ami. Capite?
E' una faccenda tanto insignificante!

Sentendomi isolato sono infelice, e allora spasimo dal desiderio che voi mi amiate...
Capite?... Vedete la tremenda complessità di una questione tanto semplice?
"Voglio essere amato, ma nessuno mi ama e così sono pieno d'angoscia". 

Chi pone la domanda chiede: "Che cosa devo fare?"
Quando il cervello è assalito da tanta angoscia non può pensare con chiarezza -vi pare?-.
Non può nemmeno ascoltare, tormentato com'è da una disperazione profonda.

E come è possibile che esista un intervallo nel quale possiate ascoltare?... Capite? Un breve periodo nel quale siate disposti ad ascoltare...
oppure continuerete a non essere disposti ad ascoltare perché preferite rimanere col vostro tremendo senso di angoscia? -Capite?- E' questo che fa la maggior parte della gente. 

Senza quel senso di angoscia voi non siete niente.
E' quel senso di angoscia che vi fa sentire vivi, non è vero?
Su avanti, signori, questa è comune psicologia, è psicologia infantile!

... Così allora,voi, con tutta la vostra angoscia, sarete disposti ad ascoltare per qualche minuto,... oppure amate a tal punto la vostra angoscia da non avere alcuna intenzione di ascoltare quello che stiamo dicendo?
...
Come stavamo dicendo l'altro giorno... se voi ascoltate realmente, col vostro cuore, con la vostra mente, con tutto il vostro essere... allora avete spazio. Il vostro cervello si acquieta, e allora potete ascoltare... allora proprio quell'ascolto è come un seme caduto nel terreno. Voi non avete più niente da fare perché il seme cresce per conto suo... e si moltiplica.

L'amore non è qualcosa che possiate chiedere, che possiate mendicare.
Questo significherebbe che voi state dipendendo da qualcuno. E quando dipendete, in voi non c'è amore. Quando chiedete a qualcuno di amarvi, questo significa che in voi non c'è amore . E' ovvio!
Se in voi ci fosse amore, non lo chiedereste a nessuno.
A nessuno chiedereste di amarvi.
Vedete,... ci siamo ridotti ad essere dei mendicanti. E' questo che accade.

Quando entrate in chiesa a pregare siete dei mendicanti. Quando vogliamo che qualcuno ci aiuti siamo dei mendicanti. Quando dipendiamo dai libri siamo dei mendicanti. Può non esserci nulla di male ad essere un mendicante, ma rendetevi conto di quali sono le conseguenze: voi state sempre dipendendo da qualcun altro.
E ci saranno sempre persone che vi aiuteranno. Che riempiranno la vostra ciotola della loro spazzatura....

Così ..., guardate che cosa è accaduto ascoltando la domanda che ci siamo fatti, "Voglio essere amato, ma non lo sono, e allora vivo in un'angoscia tremenda. Che cosa devo fare?". Questo significa non avere amore in se stessi... E allora come può amarvi un'altra persona? -capite?-... Se voi non avete amore siete incapaci di riceverne. L'amore non è un senso di vuoto. Al contrario!
Se avete quel sentimento vibrante ... non sentimento, piuttosto... una qualità, una profondità, una bellezza...
se lo avete non andrete a chiederlo a nessun altro, e con una tazza piena fino all'orlo.
...

Se avete ascoltato attentamente, il problema è risolto.

Abbiamo finito per questa mattina.
Ci incontreremo di nuovo domani, se lo volete.

(da Domande e risposte, J. Krishnamurti)

martedì 26 giugno 2012

Conoscersi per quel che si è

Bisogna conoscersi per quel che si è, non per some si desidera essere:
quest'ultima è un'immagine ideale, e dunque fittizia, irreale; solo ciò che
è può essere trasformato, non ciò che si desidera essere. 


Conoscersi per quel che si è richiede una mente eccezionalmente vigile, perché ciò che è subisce continui mutamenti e per seguirli tempestivamente la mente deve essere svincolata da qualunque dogma o credenza o modello d'azione.


(La conoscenza di sé, Krishnamurti)